UNIPR On Air: Susanna Esposito intervista Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute

Pubblicata online sul canale YouTube dell’Università di Parma, la rubrica UNIPR On Air è parte del progetto “Facciamo conoscenza”, iniziativa che mira alla diffusione di percorsi scientifici e culturali per una maggiore partecipazione delle comunità. Nell’appuntamento del 5 novembre la Professoressa Susanna Esposito, Ordinario di Pediatria presso l’Università di Parma e Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid), ha dialogato con Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute e uno dei massimi esperti di HIV e infezioni emergenti quali Chikungunya, West Nile, influenza, febbre emorragica Congo-Crimea e febbre Q. L’intervista ha affrontato l’argomento delle malattie infettive partendo dall’epidemia di vaiolo e giungendo fino all’attuale pandemia di Covid-19.
“È per me un piacere essere qui e intervistare Giovanni Rezza, grande esperto di epidemie”: esordisce così Susanna Esposito, che introduce l’intervista ricordando come negli ultimi 40 anni si sia assistito a numerose epidemie provocate da malattie trasmesse dall’animale all’uomo. “Le malattie infettive cominciarono a convivere con l’uomo con la nascita dell’agricoltura e dei grandi insediamenti urbani”, spiega Giovanni Rezza, “come ad esempio a Babilonia, dove c’erano una dozzina di città sufficientemente grandi da determinare una densità di popolazione piuttosto elevata”. L’epidemiologo prosegue confermando come negli ultimi decenni l’emersione di diversi agenti infettivi sia scaturita da “serbatoi animali” che, a contatto con l’essere umano, hanno sviluppato focolai epidemici e, in determinate condizioni, provocato un’epidemia. Il medesimo processo è attribuibile alla pandemia di SARS-CoV-2: “Forse non ci saremmo aspettati una nuova epidemia da Coronavirus”, prosegue l’esperto, “con un nuovo Coronavirus comparso in Cina che fa il giro del mondo in quanto molto difficile da arrestare”.
Nel corso dell’intervista condotta da Susanna Esposito è emerso inoltre come i Paesi dell’Estremo Oriente abbiano storicamente una maggiore capacità di arginare i focolai epidemici. In merito a ciò, Giovanni Rezza specifica: “A parte Governi più autoritari, questi Paesi hanno anche una cultura in base alla quale, se bisogna rispettare delle regole, questo viene fatto per quanto dure possano essere”. Diversa è invece la situazione in Occidente, dove a volte emerge anche una convinzione secondo cui le misure per arginare il virus deprimerebbero l’economia: “Sinceramente penso che non siano i provvedimenti a deprimere l’economia”, sostiene Giovanni Rezza, “è innanzitutto il virus a farlo perché la gente ha paura e quindi non compra, non investe e non viaggia”.
In merito invece al tema della seconda ondata epidemica che sta interessando l’Italia, l’esperto di malattie infettive spiega come questa possa essere considerata “una ripresa dell’ondata epidemica interrotta dal forte intervento di lockdown nazionale”. E aggiunge: “Gli effetti sono stati notevoli anche a medio termine, con un periodo piuttosto lungo, fino ad agosto, che ha tenuto molto bassa la circolazione. Questa è stata naturalmente una conseguenza del lockdown. Bisogna continuare a fare un forte sforzo per cercare di tenere relativamente bassa la velocità di circolazione virale”.
In un contesto del genere, un ruolo importante è quello svolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: come sottolineato dalla Professoressa Susanna Esposito, l’Organizzazione è stata criticata da alcuni perché troppo orientata verso i Paesi a risorse limitate. “Oltre ai Paesi contributori, l’OMS guarda anche ai Paesi poveri di risorse. Questo per cercare di mantenere un certo equilibro a livello globale”, risponde il Direttore Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, che aggiunge: “L’OMS risponde alle logiche degli Stati Membri e talvolta possono essere contrastanti. Ovviamente è importante continuare ad avere un ente sovranazionale in grado di coordinare gli sforzi e disseminare informazioni, cercando di standardizzare sia i sistemi di sorveglianza che le misure di prevenzione e controllo. È importante che lo faccia”.