Punture di insetti e morsi di animali: cosa fare e cosa evitare

Dai ragni alle zecche, dalle zanzare alle pulci, dalle cimici agli imenotteri, passando per le meduse e le tracine, fino ad arrivare alle vipere. Al mare come in montagna, in Italia come in Paesi esotici, in estate sono sempre più frequenti le punture di insetti e i morsi di animali che, se non curati correttamente, possono rappresentare un rischio per la salute. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) fornisce, quindi, alcune raccomandazioni utili per affrontare incontri (non proprio desiderati) con insetti e altri animali.

“Eruzioni cutanee, reazioni allergiche, e manifestazioni neurologiche come meningoencefaliti sono tutte gravi complicanze che possono presentarsi a seguito di punture di insetti o morsi di animali – ha commentato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia -. In ciascun caso, la prima cosa da fare è quella di mantenere la calma: l’agitazione, infatti, accelera il battito cardiaco contribuendo ad una dispersione più veloce del veleno dell’animale in questione. Sono molti, inoltre, gli errori che si commettono in questi casi. Se non si è correttamente informati, dunque, evitare manovre da ‘manuale di sopravvivenza’ e consultare il medico. Opportuno evidenziare, poi, come il medico debba essere immediatamente contattato nel caso in cui vi siano manifestazioni respiratorie o calo pressorio. In questi casi, un intervento tempestivo può salvare la vita”.

 

Ragni

I ragni possono occasionalmente mordere l’uomo. Sebbene il 98-99% dei loro morsi sia innocuo, nei casi restanti il morso comporta ferite necrotiche, tossicità sistemica e, più di rado, la morte. I ragni considerati pericolosi possiedono veleni dannosi per l’uomo, già nella piccola quantità che può essere iniettata da un singolo morso.

Cosa fare

Quasi tutti i morsi inferti all’uomo avvengono perché il ragno viene inavvertitamente calpestato, oppure perché si introduce una mano o un piede in un capo di vestiario o in una scarpa, dove si trova nascosto.

Il morso di ragno provoca generalmente disturbi lievi, analoghi a quelli delle punture di insetti, cioè un’irritazione con arrossamento e gonfiore. Meno spesso, possono manifestarsi forte dolore locale, tossicità sistemica o reazioni allergiche. Raramente, la ferita cutanea può divenire necrotica. Se la lesione non causa sintomi troppo intensi, per limitare i disagi si possono attuare delle semplici manovre di pronto soccorso (es. applicazione di ghiaccio, riposo e sollevamento dell’arto). Nel caso in cui si sviluppi una reazione più grave (allergia o tossicità sistemica), è consigliabile richiedere l’intervento medico immediato.

Cosa non fare

Occorre prestare sempre cautela quando si vuol eliminare una ragnatela, o muovere una vecchia scatola o una calzatura da tempo in disuso oppure un indumento lasciato a terra. Gran parte dei ragni sono innocui e svolgono un ruolo fondamentale in natura, perché contribuiscono a tenere costante il numero degli insetti, alcuni dannosi come le mosche. È, quindi, opportuno evitare di ucciderli.

Rischi

Le specie di ragno considerate pericolose per l’uomo sono circa 200 (su oltre 42.000 di quelle esistenti). In Italia, le specie il cui morso è di importanza medica per l’uomo sono principalmente tre:

  • Il Loxosceles rufescens, comunemente chiamato “ragno violino” per via di una macchia scura presente sul dorso a forma di violino. Si può riconoscere dai peli sottili che contribuiscono a fornirgli un aspetto vellutato e dai suoi colori che possono variare dal marrone chiaro-giallino a marrone scuro. Ha una caratteristica inconfondibile: possiede 6 occhi anziché 8 come gli altri ragni. Nelle abitazioni, quest’aracnide preferisce ambienti bui e riparati (dietro a mobili, battiscopa, sotto scatole di cartone o anche all’interno di guanti, calzature, solai e scantinati). Originario del bacino del Mediterraneo, nel nostro Paese si trova facilmente lungo le coste tirreniche, adriatiche e ioniche, in Sicilia, Sardegna e nelle Isole minori. Il morso del ragno violino è inizialmente indolore e non sono evidenti alterazioni nell’area colpita. Nelle ore successive, inizia a comparire una lesione arrossata con prurito, bruciore e formicolii; nell’arco delle 48-72 ore successive, la ferita può ulcerarsi, dando origine a necrosi ed escara dei tessuti che si trovano vicino al morso. Nelle situazioni più gravi, il veleno può causare febbre, rash cutaneo, ecchimosi e possono presentarsi danni ai muscoli, ai reni ed emorragie;
  • Lycosa tarentula, o tarantola, il cui nome deriverebbe da Taranto o dal vicino fiume Tara, ha una dimensione del corpo che può raggiungere gli 8 cm. È un ragno ricoperto di peli neri e marroni e ha un colore da castano rossiccio al nero. Si trova soprattutto nelle zone centrali e meridionali dell’Italia. Provoca una puntura molto evidente, gonfia e di colore bluastro. Tuttavia, il morso di questo ragno è meno pericoloso di quello del ragno violino e non provoca reazioni mortali;
  • Latrodectus mactans, conosciuto anche come “vedova nera”, è considerato uno dei ragni più velenosi. Se importunata, attacca mordendo ed iniettando una quantità molto piccola di veleno che può, in rari casi, risultare mortale. Il morso della vedova nera non è molto doloroso, ma il veleno agisce rapidamente provocando inizialmente intorpidimento alla parte colpita seguito da rigidità muscolare, sudorazione, cefalea, nausea, intenso dolore addominale accompagnato a rigidità addominale e dorsale, difficoltà respiratorie, vertigini e aumento della temperatura corporea. L’applicazione di ghiaccio sul punto del morso può alleviare il dolore, ma è comunque necessaria la somministrazione dell’antidoto. Si trova principalmente in Nord America (più precisamente negli Stati Uniti orientali), in Messico e in Canada nella provincia dell’Ontario. In Italia si trova Latrodectus tredecimguttatus, meno pericolosa della parente americana e raramente mortale. In Italia casi di questo tipo possono verificarsi nelle Regioni con alte temperature come quelle del Sud (di recente si è verificato un caso a Barletta), quando si manifesta un caldo precoce e forte umidità. Questa annata è a rischio, proprio perché ci sono le condizioni tipiche che permettono la dischiusura delle uova e lo sviluppo delle larve.

 

Zecche

Cosa fare

La caratteristica della zecca è quella di inserirsi sottopelle. Per questo la prima cosa da fare è procedere con la sua rimozione attraverso una procedura ben precisa. Meglio dunque rivolgersi al medico o recarsi al Pronto Soccorso più vicino. Se questo non è possibile, è opportuno afferrare la zecca con una pinzetta dalle punte sottili. Il movimento volto ad estrarre il parassita non dovrà essere deciso, bensì continuo e rotatorio. In alcuni casi, potrebbe rimanere comunque qualche traccia della zecca che andrebbe rimossa, in tempi brevi, mediante un ago sterile. Una volta eliminata, è opportuno disinfettare l’area interessata dal morso e tenerla sotto costante osservazione per un mese. Nell’arco di questo periodo, infatti, la zona cutanea colpita è sensibile e potrebbe maggiormente andare incontro ad infezioni.

Cosa non fare

Per rimuovere la zecca non utilizzare mai alcol, acetone, trielina, ammoniaca, olio o grassi, né oggetti arroventati, fiammiferi o sigarette per evitare che la sofferenza indotta possa provocare il rigurgito di materiale infetto.

Non schiacciare la zecca.

Rischi

La puntura di zecca può trasmettere all’uomo malattie molto pericolose. Un esempio ne sono la malattia di Lyme e la meningoencefalite da zecche. La malattia di Lyme è un’infezione di origine batterica, provocata dal batterio Borrelia burgdorferi. Le Regioni maggiormente interessate sono il Friuli Venezia Giulia, la Liguria, il Veneto, l’Emilia Romagna, il Trentino Alto Adige (Provincia autonoma di Trento), mentre nelle Regioni centro-meridionali e nelle Isole le segnalazioni sono sporadiche. ll sintomo più caratteristico dell’infezione, che si manifesta tipicamente in estate, è un’eruzione cutanea caratterizzata da arrossamenti circolari (forma bersaglio), 1-2 settimane dopo il morso. A questa spesso si associano sintomi influenzali come dolori muscolari, affaticamento, mal di testa o linfonodi ingrossati. Se la diagnosi è tardiva ne possono derivare danni anche gravi come artrite cronica o problemi a livello del sistema nervoso come meningiti e polineuriti, miocarditi e disturbi della conduzione atrio-ventricolare. I sintomi sono fluttuanti e possono durare per mesi e cronicizzare. Dal momento che gli esami di laboratorio non sono sempre in grado di confermare o escludere in modo definitivo la malattia, la decisione di iniziare il trattamento antibiotico dovrebbe essere presa sulla base della diagnosi clinica e dei dati anamnestici ed epidemiologici. La malattia non porta a sviluppare immunità, per cui l’infezione può essere contratta più volte nel corso della vita. La meningoencefalite da zecche (TBE: Tick Borne Encephalitis), o meningoencefalite primaverile-estiva, è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, causata da un arborvirus appartenente al genere Flavivirus, molto simile ai virus responsabili della febbre gialla e della dengue. Il virus è trasmesso dalle zecche che infettano diversi animali, selvatici o domestici, fra cui roditori, caprioli, ovini, caprini che contribuiscono al mantenimento del ciclo di trasmissione dell’infezione. Gli uccelli, molto probabilmente, contribuiscono a trasportare passivamente zecche infette anche a notevole distanza durante le loro migrazioni. Le zecche infette si trovano nei boschi e sono presenti in molti Paesi dell’Europa settentrionale e centro orientale, Italia compresa, dove sono state identificate per la prima volta nel 1994 in provincia di Belluno. Nei bambini la malattia è spesso asintomatica. In generale, nel 30% dei casi, nel periodo compreso fra i 3 e i 28 giorni dal morso, si manifestano sintomi come febbre alta, cefalea, astenia e mialgie. Nel 20% di questi casi, inoltre, il virus continua a diffondersi nelle meningi o nel cervello stesso, provocando i sintomi della meningite o dell’encefalite. Purtroppo, al momento non esiste una terapia specifica ma è possibile la vaccinazione preventiva. Il vaccino contro la TBE è stato registrato anche in Italia all’inizio del 2006 e da alcuni anni è offerto gratuitamente a tutti i residenti nella provincia di Belluno, oltre che per tutti i volontari della Protezione Civile e del Soccorso Alpino, in tutto il Veneto.

 

Zanzare Tigre

Si tratta di un insetto molto aggressivo che punge soprattutto nelle ore più fresche della giornata, al mattino presto e al tramonto. L’aspetto caratteristico la rende ben riconoscibile: grazie al corpo nero a bande trasversali bianche sulle zampe e sull’addome e con una striscia bianca che le solca il dorso e il capo, si distingue dalle altre zanzare per le abitudini e il ciclo di vita. Le sue punture procurano gonfiori e irritazioni persistenti, pruriginosi o emorragici, e spesso anche dolorosi. Nelle persone particolarmente sensibili, un elevato numero di punture può dare luogo a risposte allergiche che richiedono un’attenzione medica. Questa zanzara prolifera in città con alte temperature e piogge.

Cosa fare

Nelle persone particolarmente sensibili, un elevato numero di punture può dare luogo a risposte allergiche che richiedono il consulto del medico. I cittadini possono efficacemente contribuire alla lotta cercando di evitare l’abbandono di materiali in cumuli all’aperto che possano raccogliere l’acqua piovana, eliminare l’acqua dai sottovasi, dagli annaffiatoi, dai bidoni, dai copertoni, innaffiare direttamente con le pompe gli orti e i giardini, senza mantenere riserve di acqua a cielo aperto. Per proteggersi dalle punture di zanzara tigre, esistono dei repellenti appositi. Tra questi repellenti, il DEET (acronimo che sta per dietiltoluamide) è in assoluto il repellente più impiegato, grazie alla sua notevole efficacia e ai suoi tempi d’azione (i suoi effetti svaniscono, però, dopo 5 ore).

Cosa non fare

Grattare il pomfo.

Rischi

Nel nostro Paese Aedes albopictus (zanzara tigre), attiva da marzo fino all’inizio di dicembre, è vettore di malattie come la febbre di Chikungunya e la Dengue, mentre in Africa e in alcune zone dell’Asia è portatrice di malaria. Allo stesso modo di tutti gli altri tipi di zanzara, anche nel caso della zanzara tigre è la femmina a pungere l’essere umano, allo scopo di sottrargli il sangue e utilizzare quest’ultimo per nutrire le sue uova. Secondo attendibili studi scientifici, la quantità di sangue sottratta è davvero esigua: 2 microlitri. Se ne hanno la possibilità e la necessità, le zanzare tigre tendono a pungere uno stesso soggetto umano più volte.

 

Pulci

Le pulci si presentano come piccoli insetti di colore variabile dal marrone al nero, privi di ali e dotati di tre paia di zampe grazie alle quali riescono a saltare da un luogo all’altro, o da un ospite all’altro.

Fra le specie che possono attaccare l’uomo, le più comuni sono la pulce del gatto (Ctenocephalides felis) e, con frequenza più bassa, la pulce del cane (C. canis). Gatti e cani contraggono le pulci in luoghi infestati, soprattutto durante il tempo trascorso all’aperto nei mesi estivi.

Cosa fare

Le punture delle pulci degli animali domestici nell’uomo provocano delle piccole lesioni di tipo eritemato-pomfoide che circondano il punto in cui la pulce ha morso l’ospite. Generalmente, tali lesioni – per quanto fastidiose – sono di piccole dimensioni e di modesta entità. In alcuni casi, in particolare nei bambini, le punture delle pulci possono provocare lesioni di tipo vescicolare. Un’interessante caratteristica delle punture delle pulci è data dalla loro particolare disposizione. Le lesioni provocate dalle punture delle pulci, infatti, rispecchiano i movimenti effettuati da questi ectoparassiti durante i loro pasti e possono apparire in gruppi di tre o quattro, oppure possono essere disposte linearmente. Altra peculiarità delle lesioni provocate dalle punture delle pulci consiste nella scomparsa del rossore quando si esercita una pressione su di esse. Le pulci possono attaccare l’uomo in qualsiasi parte del corpo, ma sembrano prediligere gli arti inferiori, ecco perché, nella stragrande maggioranza dei casi, le punture delle pulci sono localizzate a livello di gambe, caviglie e piedi. Fondamentale è la prevenzione con trattamenti antiparassitari negli animali domestici e, in caso di infestazioni da pulci in casa, è opportuna una adeguata disinfestazione effettuata da aziende specializzate.

Cosa non fare

Non chiamare il veterinario e non disinfestare adeguatamente l’abitazione.

Rischi

Le punture delle pulci provocano lesioni dolorose e pruriginose che, tuttavia, nella gran parte dei casi tendono ad autolimitarsi scomparendo nell’arco di periodi relativamente brevi. Eventualmente, per ottenere sollievo, è possibile fare impacchi di ghiaccio sulle lesioni. Tuttavia, se i pomfi o le vescicole derivanti dalle punture delle pulci sono particolarmente fastidiose, possono essere utilizzati cortisonici per uso topico. In caso di reazioni allergiche sistemiche, si possono antistaminici per uso topico o sistemico.

 

Cimici da letto

Sono delle piccole cimici che amano nascondersi e proliferare negli ambienti in cui è presente l’uomo o qualsiasi altro animale a sangue caldo. Comuni negli alberghi, si annidano in punti nascosti tra materassi e cuscini, ma talvolta anche in divani e poltrone. Prediligono le ore notturne per uscire allo scoperto: ecco perché una pulitissima stanza d’albergo che sembra perfetta alla luce del sole, di notte può rivelarsi un inferno.

Cosa fare

Quando viaggiate, in albergo guardate sotto le lenzuola, negli angoli del materasso, nelle doghe del letto, in ogni buco o fessura che vedete ancora prima di coricarvi la prima volta.

Cosa non fare

Appoggiare i bagagli sul letto quando si entra nelle stanze di albergo per evitare che le cimici da letto si nascondano all’interno delle valigie e degli zaini.

Rischi

Si tratta di punture molto fastidiose, anche se in pochi giorni spariscono. Chi invece soffre di allergia alla saliva dell’insetto potrebbe avere problemi più importanti, in quanto con il passare dei giorni le bolle possono addirittura diventare delle lesioni difficili da guarire. Per eliminarle definitivamente, si raccomanda di fare una lavatrice di vestiti e indumenti vari a 90°.

 

Imenotteri

Api, vespe, calabroni. Sono questi i principali imenotteri che con il loro pungiglione spaventano grandi e piccini.  L’ordine degli Imenotteri comprende circa 100.000 specie di dimensioni molto variabili: da piccolissime a grandi. Le forme ed i comportamenti sono molto diversificati; essi tuttavia possiedono la comune caratteristica di avere due paia di ali membranose e trasparenti, da cui il nome dell’ordine (Hymen = membrana). Il capo è distinto dal torace, porta due occhi composti, di solito grandi, e tre ocelli; le antenne, di forma e lunghezza variabile, sono più corte nelle femmine.

Cosa fare

Nel caso di punture, se ancora presente il pungiglione, è necessario provvedere alla sua rimozione entro 20 secondi controllando che non rimangano residui. Impacchi di ghiaccio, da applicare per almeno 20 minuti, saranno utili per lenire il dolore e diminuire l’infiammazione. Sarà necessario un movimento secco e rapido, senza strofinare con le dita per evitare di spremere il sacco velenifero. Lavare con acqua fredda e applicare del ghiaccio. È utile anche identificare, se possibile, l’insetto responsabile. Nel caso in cui tali precauzioni non siano sufficienti, sarà necessaria la somministrazione di cortisonici per uso topico ed eventualmente antistaminici per via orale.

Cosa non fare

Evitare di rompere la sacca del veleno. Accade spesso quando si utilizzano le pinzette. Grattare la superficie del pomfo poiché aggrava la sintomatologia e provoca un’escoriazione che tende ad infettarsi.

Rischi

Nella maggior parte dei casi, una puntura di insetto causerà solo dolore, tumefazione e arrossamento nell’area circostante la puntura, sintomi che definiscono la cosiddetta reazione locale. Va comunque valutata la possibilità di reazioni allergiche. Se il paziente presenta orticaria ed edema, potrà essere trattato solo con un ciclo orale di antistaminici e steroidi e dovrà essere tenuto sotto osservazione per almeno 4 ore. Se la situazione si presenta in modo più severo, ovvero con crisi respiratorie o dolori addominali, il farmaco di prima scelta è rappresentato dall’adrenalina. In questo caso, è opportuno quindi istruire il paziente sulla modalità di utilizzo della formulazione autoiniettabile (l’unica che può essere utilizzata a domicilio) e consigliare allo stesso di recarsi immediatamente al più vicino Pronto Soccorso.

 

Vipera

I serpenti del genere Vipera presentano tutti la pupilla verticale, simile a quella del gatto domestico. Questo è dovuto all’attività predatoria crepuscolare e prettamente terricola dell’animale: è infatti raro vedere una vipera cacciare in pieno giorno e nel mezzo di una radura, mentre magari è più comune trovarne in attività la mattina presto o verso sera. Le vipere si contraddistinguono per la testa di forma triangolare, piatta, ben distinta dal collo e ricoperta da placche piccole ed irregolari, mentre gli altri serpenti innocui italiani hanno un capo di forma più allungata e affusolata, meno distinguibile dal collo e con placche grandi, lisce ed irregolari.  Sono presenti principalmente nel Nord-Est Italia.

Cosa fare

La persona coinvolta deve evitare qualsiasi movimento perché questo velocizzerebbe la distribuzione del veleno nell’organismo. Per questo, la posizione ideale è quella supina. La porzione di cute interessata deve essere lavata con acqua e sapone, poi disinfettata con soluzioni prive di alcol dal momento che questo aumenta la tossicità del veleno. Se il morso è localizzato nell’arto superiore, è consigliabile sfilare anelli e bracciali o orologi prima della comparsa del gonfiore. Deve essere poi applicato un laccio a circa 5-6 cm a monte della ferita per fermare la circolazione linfatica che veicola il veleno. Attenzione però a non stringere eccessivamente il laccio (deve poterci passare un dito) perché si corre il rischio di bloccare la circolazione sanguigna. Sulla zona del morso può essere applicato del ghiaccio. Si possono somministrare bevande eccitanti come the o caffè perché aiutano ad evitare un pericoloso calo pressorio. Indispensabile è il trasporto dell’infortunato al Pronto Soccorso (muovendolo il meno possibile!).

Cosa non fare

Evitare di incidere la ferita, succhiare il veleno, stringere l’arto con la cinghia, ecc. Si tratta di interventi che, se praticati da persone non esperte, risultano inefficaci o addirittura dannose, favorendo la diffusione del veleno.

Rischi

Le vipere italiane hanno un morso che risulta fatale soltanto nello 0,1% dei casi e quasi sempre la mortalità dipende da complicazioni collaterali come reazioni allergiche, infarti o ictus e non dall’effetto diretto del veleno. Le vipere del Trentino e quelle dell’Appennino tosco-emiliano generalmente hanno un veleno più concentrato. In ogni caso, la risposta al morso è soggettiva, dipende dallo stato di salute della persona e dalla quantità di veleno che ha in quel momento l’animale.

 

Medusa

Sono soprattutto le meduse tropicali e sub tropicali che hanno invaso i nostri mari quelle da cui tenersi lontani perché velenosissime, tanto da poter causare la morte. Le “nostrane” sono in prevalenza urticanti o innocue.

Rhopilema nomadica: pericolosissima, può raggiungere anche mezzo metro di diametro. Con braccia filamentose e priva del caratteristico bordino blu-viola sull’ombrella, è stato avvistato nel Canale di Sicilia, Stretto di Messina e Sardegna.

Pelagia noctiluca: la medusa luminosa, tra le più note native nel Mediterraneo, abbondante in Tirreno e Adriatico settentrionale, ha diametro tra 10 e 15 centimetri, colore tra il marrone e il violetto, ha tentacoli lunghi anche qualche metro, è molto urticante ma non fatale per l’uomo.

Cosa fare

Le punture di medusa provocano bruciore e prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa ed edematosa con possibile formazione di una bolla.

Dopo una puntura di medusa, è necessario disinfettare con acqua di mare e poi con bicarbonato medicando, poi, la parte con un gel a base di cloruro d’ alluminio. La stessa cura può risultare efficace anche in caso di contatto con le attinie o anemoni di mare.

Cosa non fare

Non usare ammoniaca, limone, aceto, o alcol. Non strofinare o grattare perché si corre il rischio di mandare in circolo le tossine rilasciate. Non utilizzare pinzette per rimuovere eventuali frammenti di tentacoli perché la lacerazione di tessuti provocherebbe la fuoriuscita di tossine. Non disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio.

Rischi

Se immediatamente dopo il contatto la reazione cutanea si diffonde e compaiono difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione e disorientamento, chiamare il 118 e spiegare di cosa si tratta: si riceveranno le istruzioni sul da farsi in attesa che arrivi il personale di Pronto Soccorso.

 

Tracina (o Pesce Ragno)

Tipiche dei fondali sabbiosi da 2 a 50 metri di profondità, le tracine hanno un corpo elongato, schiacciato lateralmente, meno compresse anteriormente; il loro corpo appare quasi liscio, dal momento che hanno delle piccole scaglie ciclioidi. Gli occhi sono laterali, alti, e consentono la visione all’animale quando è nascosto sotto la sabbia. Le spine dorsali (da 5 a 7) sono robuste e velenifere; in condizioni di riposo sono abbassate, ma vengono erette appena ci si avvicina al loro nascondiglio o quando cacciano una preda. Sono diffuse in Mediterraneo, in Mar Nero ed in Oceano Altlantico.

Cosa fare

Può capitare che, passeggiando o giocando sul bagnasciuga, si poggi inavvertitamente una mano o un piede sui suoi aculei. Questi penetrano nella pelle e rilasciano una tossina che provoca un dolore immediato molto intenso, il punto di inoculazione del veleno si arrossa e si gonfia. Talvolta possono comparire formicolii, perdita di sensibilità nella parte interessata dalla puntura, nausea, vomito e febbre.

Per alleviare il dolore bisogna sciacquare la parte colpita con acqua dolce. Procedere, eventualmente, con la rimozione degli aculei conficcati nella pelle. Poi, considerando che il calore distrugge il veleno e ne blocca la diffusione, è utile mettere il piede sotto la sabbia molto calda (o anche acqua calda): questo dona un’immediata sensazione di sollievo.

Cosa non fare

Evitare assolutamente di applicare ghiaccio o ammoniaca. Sarà solo su consiglio del medico che si potranno usare, se necessario, pomate cortisoniche o antibiotiche.

Rischi

Il veleno della tracina, composto da molecole proteiche come la dracotossina, è estremamente tossico, e il dolore è così forte che nei soggetti più sensibili può sfociare persino nel delirio e in una sincope. Il picco del dolore viene raggiunto dopo mezz’ora dallo spiacevole incontro, e può durare per un giorno o più. Il veleno non è comunque considerato “pericoloso” per l’uomo, anche se il dolore intenso può sfociare in nausea, vomito e qualche linea di febbre, soprattutto nei più piccoli.