Microbioma: con i probiotici in gravidanza neonati protetti dalle malattie

C’è chi ha definito il corpo umano come un meta-organismo e in effetti è composto anche da virus, batteri e funghi, le componenti che formano il microbioma. Adottare questa prospettiva ci può anche aiutare a migliorare la nostra salute, provando a influire sulla composizione del microbioma stesso, per curare certe malattie e prevenirne altre: sorprendentemente, il tutto può iniziare ancor prima della nascita quando, durante la gravidanza, è il microbioma della madre a influire in maniera determinante su quello del nascituro; un’impronta che, pur con continue modificazioni, rimarrà per tutta la vita.
Cos’è il microbioma
Il microbioma umano è l’insieme di microorganismi che vivono in simbiosi con l’organismo, per la maggior parte nel tubo digerente, mentre il microbiota si riferisce all’insieme del patrimonio genetico e delle interazioni ambientali della totalità di questi microrganismi: può trattarsi dell’intero organismo umano oppure di una sua parte, come l’intestino o la cute.
Si stima che i microrganismi presenti nel corpo umano siano in numero dieci volte maggiore delle stesse cellule umane, a cui sono metabolicamente e immunologicamente integrate, e che formano una biomassa di oltre un chilo e mezzo.Le specie di microrganismi identificate sono circa un migliaio e ogni essere umano ospita almeno 160 specie.
Come il microbioma della madre influisce sulla salute del nascituro
Il microbioma caratteristico di ogni individuo si forma già durante la vita fetale e si completa dall’ottavo al trentaseiesimo mese di vita. Vi contribuiscono diverse fonti: il microbioma della madre, il microbioma della pelle proveniente da madre, padre, parenti, babysitter e coloro che hanno un contatto fisico con il neonato, l’ambiente, l’alimentazione e le caratteristiche genetiche.
Nel corso della vita il microbioma tende a modificarsi in base ad esempio a condizioni cliniche, uso di farmaci e antibiotici. Tuttavia gli studi sembrerebbero dimostrare che il microbioma ha una certa resilienza e, dopo l’interferenza di farmaci o malattie transitorie, tende a ritornare com’era prima.
La relazione tra microbioma e malattie
Appare comunque accertato che il microbioma è in grado di condizionare tutta una serie di condizioni cliniche molto variate. Su alcune patologie il microbioma ha un impatto determinante. Tra queste rientrano malattie infettive acute come:
- diarrea o infezioni sistemiche del neonato
- disturbi neurologici come l’autismo
- patologie allergiche in cui pare esistere un’associazione tra certe caratteristiche del microbioma e lo stato atopico: sono in corso numerosi studi che si propongono di valutare se, nei soggetti con determinate allergie, l’assunzione di probiotici possa influenzare favorevolmente in termini preventivi lo sviluppo di certe condizioni cliniche.
I probiotici in gravidanza
Attualmente sono in corso diversi studi che si propongono di valutare se, nei soggetti con determinate allergie, l’assunzione di probiotici possa influenzare favorevolmente in termini preventivi lo sviluppo di certe condizioni cliniche. Ma, come si diceva, resta il problema della resilienza e quindi dell’effetto temporaneo prodotto dall’assunzione dei probiotici. Alcuni studiosi hanno però avuto un’idea molto brillante: se il “microbioma basale” è determinato in modo così significativo da quello della madre, perché non somministrare alla partoriente ceppi di probiotici con effetto benefico sulla salute con l’intento di determinarne la presenza anche nell’intestino del neonato?
Michael Schultz dell’università tedesca di Regensburg ha pubblicato più di dieci anni fa, con un gruppo di colleghi, uno studio pionieristico sul Journal of Pediatric Gastroenterology & Nutrition. Da questo studio è emerso come se da un lato risulta difficile modificare in modo permanente la composizione della complessa microflora intestinale nell’adulto e i batteri probiotici somministrati per via orale producono solo una colonizzazione temporanea dell’intestino, dall’altro questo è possibile in un neonato, colonizzando la madre prima del parto. Secondo Schultz tale colonizzazione rimane stabile per sei mesi e, in alcune circostanze ancora non chiaramente definite, può persistere fino a 24 mesi.
Quali probiotici?
Bifidobacterium animalis subsp. lactis BB12 sembra associarsi a un’evoluzione tendenzialmente favorevole dei rischi allergici; contro le infezioni sistemiche del neonato si può considerare l’Enterococcus faecium L3 che ha dimostrato avere un particolare effetto antimicrobico sul nascituro; per prevenire le coliche il Lactobacillus casei R0215; invece riguardo alla digeribilità del latte, per evitare l’allergia alle proteine del latte vaccino, potrebbe essere utile il Lactococcus lactis subsp lactis SP 38. È inoltre in corso uno studio su un probiotico nasale costituito da Streptococcus salivarius DSM 23307 e da Streptococcus oralis 89a nella prevenzione dell’otite media acuta ricorrente.
Tabella – Somministrazione di Enterococcus faecium L3 nel terzo trimestre di gravidanza in donne con positività al tampone per streptococco e/o candida.
| Ceppo | Positività prima del trattamento | Positività dopo il trattamento | Efficacia |
| Candida (Albicans) | 44/112 | 7/112 | 84% |
| Streptococco (gruppo B) | 24/112 | 5/112 | 79,5% |
| Streptococco (gruppo D) | 12/112 | 6/112 | 40% |
| Streptococco + Candida | 20/112 | 0/112 | 100% |
| Gardnerella + Candida | 14/112 | 0/112 | 100% |
Una soluzione alla flora batterica compromessa
Il trapianto di microbioma fecale (Fecal microbiota transplant) sembrerebbe essere efficace nei casi in cui vi è necessità di ricostruire la flora batterica “buona” quando quest’ultima è stata compromessa, spesso in seguito all’uso di antibiotici, provocando la proliferazione di batteri “cattivi”, specialmente il Clostridium difficile. Si tratta di uno dei microrganismi più pericolosi per l’uomo, responsabile di diarree gravi e della colite pseudomembranosa da C. difficile, associata a complicazioni gravi, alta morbilità e mortalità.
Queste infezioni sono sempre più frequenti e sono aggravate dalla comparsa di ceppi batterici estremamente difficili da trattare, che non rispondono più alla terapia classica a base di metronidazolo e vancomicina.
Il trapianto di microbioma fecale appare utile in queste situazioni critiche e si sono registrati numerosi casi di guarigione clinica, anche se ancora non sono disponibili studi randomizzati che ne diano una conferma definitiva. Sono state sperimentate anche capsule, ovviamente rivestite, per una più semplice somministrazione orale.
